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Tropea, VV

I tri da Cruci (I tre della Croce)

Il 3 maggio si svolge a Tropea, nel borgo in via Umberto I, una delle feste più antiche della Calabria, I Tri da Cruci. A volte la celebrazione è posticipata al periodo estivo, quando la presenza dei turisti è maggiore.

La festa è connessa a tre avvenimenti strettamente legati alla storia della comunità tropeana, caratterizzata da numerose catastrofi naturali, dalle incursioni dei pirati turchi e saraceni e dalle vicende di guerra per la conquista del meridione.

Il nome della ricorrenza è legato al primo avvenimento, che richiama la presenza di tre croci lignee situate sull’altare di una chiesetta a forma cilindrica che ricordava una piccola torre. La chiesa, che nel 1500 sorgeva in quella che oggi corrisponde a via Umberto I, non possedeva una struttura architettonicamente interessante né era ricca di arredi sacri, ma la presenza delle tre croci costituiva una grande ricchezza per i fedeli. Fu lesionata nel 1783 e i pochi restauri le permisero di resistesse a un violento uragano del 1875, che ne causò il crollo. In sostituzione della piccola chiesa i tropeani costruirono, dove sorgeva in origine, un’edicola dedicata alle anime del purgatorio, depositando le tre croci nella chiesa vicina.

Il secondo avvenimento è connesso alla rievocazione delle gesta eroiche del colonnello Gaspare Toraldo e dei suoi compaesani durante la battaglia di Lepanto, che si distinsero perché sconfissero nei pressi di Capo Stilo una galeotta musulmana, facendo prigionieri 30 turchi. Si narra che il ritorno dei superstiti fu preceduto da una colomba inviata dai soldati stessi per comunicare ai cittadini la vittoria della Croce contro la Mezzaluna.

Il terzo episodio ricorda la cacciata definitiva dei saraceni dalla cittadina di Tropea. Per l’occasione si preparano sagome di barche, cariche di fuochi d'artificio, che vengono appese da un lato all'altro di via Borgo. Durante la festa si dà loro fuoco, creando uno scenografico spettacolo di luci.

A fine serata si ricorda la cacciata dell’invasore turco che, a cavallo di un cammello, percorreva i vicoli cittadini per riscuotere le tasse. La rievocazione consiste nella danza del camiuzzu i focu: al ritmo frenetico della caricatumbula viene dato fuoco alla sagoma di un cammello imbottita di fuochi d'artificio che balla, spara e agonizza. La ricorrenza, al di là delle rievocazioni storiche, è carica di significati, simboli, riti pagani e cristiani, che la tradizione ha portato sino ai nostri giorni.



 


 



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