LAMEZIA TERME

Lamezia Terme, nata nell'anno 1968 dall'unificazione dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia, ha un'estensione di circa 161 km quadrati. Lamezia terme recupera da un lato il nome della più antica comunità politica attestata nel territorio già in età protostorica, i Lametìnoi, insediati presso il fiume Làmetos (Amato) e, dall'altro, richiama la peculiare presenza di sorgenti di acqua termale nel corso del torrente Bagni, in località Caronte. Mare e montagna sono le specificità di questo territorio, con un clima tipicamente mediterraneo. Terza città della Calabria per abitanti, Lamezia Terme occupa un ruolo importante come centro direzionale per l'economia del territorio, svolgendo una funzione rilevante come nodo geografico regionale per i suoi svicoli stradali, ferroviari e aeroportuali. Il quadro economico lametino è molto complesso e riveste una grande importanza per l'intera economia regionale. La presenza dell'aeroporto ha permesso, nel tempo, lo sviluppo di una serie di iniziative imprenditoriali che promettono di migliorare l'assetto occupazionale. Nell'aria che circonda Lamezia Terme si trovano trenta aziende agricole, circa 600 coltivatori diretti e più di 6000 braccianti agricoli. I principali prodotti lametini sono l'ulivo, che occupa buona parte della superficie coltivabile, e la vite. Il vino di Lamezia è un Doc che si ricava dai 1000 ettari vitati con vitigni quali il nerello mascalese, il nerello cappuccio e il greco nero. Questo vino è l'unico rosso, assieme al Savuto, in cui il vitigno calabrese gaglioppo gioca un ruolo secondario rispetto al mascalese e al cappuccio molto diffusi, invece, in Sicilia. A Lamezia Terme sorge una delle sedi della facoltà di Agraria dell'università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria, istituzione fondata nel 1968 che divenne università statale dal 1982, oggi in continua e forte crescita. Il settore industriale è alquanto sottodimensionato anche dal punto di vista occupazionale. Forse uno dei migliori approcci alla città è quello gastronomico: curiosando fra i vari negozi del paese, è infatti possibile trovare ottimi cibi locali a buon prezzo. Negli agriturismi e nei locali tipici è possibile gustare le melanzane ripiene, patate e peperoni fritti, baccalà con le olive nere, le grispelle, frittelle fatte di patate e farina, le giardiniere fatte in casa. Sono consigliati i salumi e gli insaccati in genere, con un occhio particolare alla soppressata salame piccante calabrese, molto spesso di produzione artigianale. Di buona qualità anche la produzione di latticini: tipico del luogo il butirro (provola ripiena di burro). Da segnalare, infine, la produzione dolciaria. Tipici della zona le cuzzupe, dolci all'uovo tipici del periodo pasquale, e i turdiddi.




 


Via Sen. Arturo Perugini

88046 Lamezia Terme (CZ)

Centralino 0968 2071

Fax  0968 462470

www.comune.lamezia-terme.cz.it

 

 

Alle pendici del Reventino, in direzione del Golfo di Sant'Eufemia, sgorgano da oltre duemila anni acque salutari a una temperatura di 39 °C. Secondo autorevoli storici, sarebbero da identificarsi con le Acquae Angae degli Itinerari Romani e conosciute fin dal II° secolo d.C. Note e impiegate da Bruzi, Greci, Romani e Normanni, oggi come ieri risultano idonee a curare diverse patologie. Le Terme di Caronte sono un complesso all'avanguardia attento a soddisfare le esigenze dei clienti senza tradire le radici storiche e culturali dell'impresa; dispongono anche di un'area benessere ove si fondono sinergicamente le risorse naturali di acqua e fango con le metodiche di cura degli inestetismi e di remise en forme generali. Le Terme sono il luogo ideale per programmi di prevenzione, cura e riabilitazione, in un ambiente climaticamente privilegiato ed ecologicamente incontaminato dove ritrovare salute e benessere.

Il castello di Lamezia Terme ha origini antichissime. Furono, probabilmente, i Bizantini nel IX secolo, a costruire il primitivo castron, con relativo burgus (Nicastro), per accogliere una ben nutrita guarnigione militare e presidiare il territorio dalla penetrazione longobarda. Il castello, o meglio quello che resta delle sue imponenti mura, sorge maestoso su un promontorio roccioso a strapiombo sul torrente Canne, nella frazione di Nicastro, a dominare il vecchio quartiere di San Teodoro. Tale posizione consentiva un'ottima difesa e il controllo della piana fino al mare. Vari ampliamenti furono poi apportati nelle epoche successive. Fra i più consistenti si ricordano quelli eseguiti nel 1198 per ordine di Costanza D'Altavilla e, nel 1235 da suo figlio Federico II. In questo periodo il castello non possedeva cinta muraria ma affidava la sua inespugnabilità alle difficoltà di accesso al sito, garantita dalle asperità della rocca. Nella parte più alta del maniero si trovava un nucleo fortificato da cui si elevava il maschio esagonale collegato all'ala residenziale da una piazza d'armi, posta in leggera pendenza. L'accesso principale, collocato verso est, era definito dalle forme circolari di tre torri, appositamente innalzate per difendere l'ingresso del castello. Con l'azione devastatrice dei numerosi terremoti che si sono abbattuti in questi luoghi, il castello si avviò verso un lento processo di decadenza e abbandono. Nel 1992, l'Amministrazione comunale di Lamezia Terme ha avviato un intervento di restauro di tipo conservativo, allo scopo di preservare i resti dell'antico castello, attraverso opere di consolidamento strutturale e monumentale. Altri lavori di restauro e valorizzazione del castello normanno-svevo di Nicastro sono stati avviati con l'APQ - Beni culturali per il territorio della Regione Calabria. L'indagine archeologica ha permesso di portare alla luce l'imponente rupe rocciosa su cui fu costruito il torrione normanno-svevo: oggi è possibile osservare l'imponenza della struttura fortificata poggiante direttamente sul banco roccioso secondo i dettami dell'architettura dell'epoca normanna. È inoltre venuto alla luce l'originario sistema di accesso alla sommità, tramite una scala in pietra, obliterata nella fase angioina da un imponente muro di sostegno della rupe stessa. Una grande area di lavorazione artigianale è stata portata alla luce nella parte orientale, con una fornace per la produzione associata di oggetti in vetro e in metallo (prima e seconda lavorazione) e una grande calcara scavata nella roccia, circondata da grossi frammenti di pietra verde locale pronti per essere sbozzati. Alla fase cinquecentesca appartiene il complesso sistema di canalizzazione dell'acqua visibile sulla rupe del torrione: l'acqua defluiva verso la grande cisterna del castello, localizzata in basso, attraverso tre condutture in terracotta. È anche visibile un pozzetto di ispezione di una di queste canalizzazioni. Alla fase di XVI - XVII secolo appartiene un grande ambiente rettangolare appoggiato al muro di cinta cinquecentesco, destinato probabilmente ad ospitare le cucine del castello: un grande forno, di cui si conserva la base di appoggio in mattoni refrattari, si trova nell'angolo nord dell'ambiente. All'esterno di questo edificio è stata messa in luce una fornace per la produzione di ceramica, anch'essa riferibile a questa fase. Da visitare anche il bastione di Malta, una torre a pianta rettangolare situata nel territorio del comune di Lamezia Terme, nei pressi di Gizzeria Lido. Si differenzia dalla maggior parte delle torri costiere che costellano le coste del meridione d'Italia, già Regno di Napoli o Regno delle due Sicilie, per lo spessore dei muri che è di qualche metro e lo rende adatto alla difesa da attacchi con armi da fuoco.

In sette sale della casa di rione Patelle, risalente al secolo XIX, di proprietà degli antenati dell'ideatore del Museo Umberto Zaffina, sono raccolti quasi mille oggetti, propri dell'arredo familiare. L'esposizione è divisa per gruppi tematici (stanza da letto, cucina, lavori agricoli, artigianato e una piccola biblioteca contenente archivi, fototeca e i documenti cartacei della raccolta) e rappresenta un recupero fondamentale della più tipica tradizione sambiasina. Foto, libri, arredi, ridanno vita al passato per una visione reale della vita e della cultura di un tempo. Poco distante dall'edifico principale si può visitare il laboratorio tessile dove, con i telai in legno, alla maniera antica, si tenta di riportare in vita una delle attività più antiche e nobili del territorio lametino da sempre connotato da intraprese manufattiere. Nel febbraio del 2010 è stato è stato inaugurato il nuovo Museo Archeologico Lametino sito al primo piano del Complesso Monumentale di San Domenico. L'ampiezza dei nuovi spazi espositivi ha consentito l'allestimento di tre distinte sezioni: Preistoria, Età classica, Età medievale. La sezione preistorica, dedicata allo studioso nicastrese Dario Leone, documenta la frequentazione umana in Calabria fin dai tempi remotissimi. Nelle sue vetrine sono esposti i più antichi strumenti utilizzati dai primi cacciatori paleolitici che abitarono la regione. Inoltre sono esposti i segni della presenza di agricoltori neolitici nella Piana Lametina (Casella di Maida, Acconia, San Pietro Lametino), a partire da 7500 anni fa. Le più antiche testimonianze archeologiche di età greca, sporadiche, ma interessanti, appartengono al VII secolo a.C. e sono costituite da frammenti ceramici raccolti in località Sansinato, sull'istmo Lamezia- Catanzaro, che attestano la sua utilizzazione quale via di comunicazione tra lo Ionio e il Tirreno. Ma le vetrine della sezione classica illustrano principalmente i rinvenimenti archeologici, epigrafici e monetali relativi a Terina, splendida subcolonia di Crotone, la cui realtà urbana è stata individuata nell'area di Santa Eufemia Vetere, dove dal 1997 la Soprintendenza della Calabria conduce ricerche sistematiche. La sezione medievale finora dedicata prevalentemente al Castello di Nicastro, che ha origine normanna, si arricchisce dei reperti dell'Abbazia di S. Maria di S. Eufemia recuperati nella campagna archeologica del 2006. Nelle vetrine sul Castello è esposta una selezione del materiale più significativo rinvenuto durante le campagne di scavo archeologico condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria dal 1993 in poi. La scelta dei pezzi, disposti nelle vetrine secondo un criterio strettamente cronologico, intende mostrare l'attestarsi nell'area della fortezza di una frequentazione continua dall'età bizantina e normanna all'età moderna. Altre vetrine illustrano i risultati delle indagini compiute nell'Abbazia Benedettina di Santa Eufemia, edificata tra il 1062 ed il 1065 da Roberto il Guiscardo sui resti di un antico monastero bizantino, con una campionatura dei materiali ceramici frammentari recuperati con la recente campagna di scavi e l'esposizione di altri reperti provenienti dall'Abbazia. Il Museo Diocesano è ospitato nella sede del Seminario Vescovile dove è possibile visitare anche l'archivio storico e la biblioteca. Raccoglie varie testimonianze artistiche che comprendono messali, paramenti sacri e alcuni ritratti di vescovi. Di rilievo un cofanetto in avorio del XII secolo di fattura arabo-sicula, bracci reliquiari di S. Giovanni Battista e S. Stefano del XV secolo, arredi sacri di argentieri napoletani. Tra i dipinti, un "S. Francesco d'Assisi" attribuito a Mattia Preti e vari quadri di Francesco Colelli (1738), noto pittore locale.

A Lamezia Terme si trova il Cinema-Teatro Grandinetti, costruito a partire dal 1935 dall’imprenditore Francesco Grandinetti, il Teatro Umberto e il Teatro Politeama.



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